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I condensatori suonano?

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I condensatori suonano?

Messaggio Da bandAlex il 22/8/2011, 12:12

I condensatori "suonano"?

La risposta è: sì e no. Dal momento che tutti i componenti reali non sono perfetti, qualunque condensatore aggiuntivo sul percorso del segnale influenzerà più o meno fortemente il risultato finale. In genere però è valida la regola che, maggiore è la qualità del condensatore, e minore sarà la sua influenza.

In generale, un condensatore di buona qualità in serie al segnale audio, con il valore giusto per la funzione che deve svolgere è del tutto trasparente, in quanto rappresenta in definitiva un corto-circuito per le frequenze che deve gestire. E questo è valido anche per gli elettrolitici. Se la parola "elettrolitico" vi spaventa, sappiate che il delicato segnale audio, anche nel vostro amplificatore esoterico, apparentemente senza condensatori elettrolitici sul segnale, attraversa comunque almeno un paio di tali componenti: esattamente nel circuito di alimentazione, dove si chiude il giro di corrente che percorre la vostra amata cuffia (a meno che non si adottino particolari soluzioni circuitali, come nel VHF-Lightning).

Quindi si può far finta di niente, si possono sostituire tutti i condensatori con dei magnifici oliver oil, ma poi alla fine sempre nel bidone di alluminio andate a finire(*).

Il condensatore è servito
Qualunque praticante (o praticone) che si interessi di elettronica prima o poi scopre a sue spese che i componenti elettronici hanno insita nella loro natura la tendenza ad essere transgender. E' una cosa piuttosto imbarazzante, quella di vedere improvvisamente una resistenza trasformarsi in qualche altra cosa.

E questa cultura trans non risparmia proprio nessuno:

- i condensatori tendono a comportarsi come induttori
- gli induttori tendono a comportarsi come condensatori
- i resistori tendono a comportarsi sia da induttori che da condensatori

Notare l'utilizzo dei nomi: la resistenza è la grandezza fisica, il componente che la emula è il resistore; e così anche per la capacità, emulata dal condensatore, e l'induttanza emulata dall'induttore.

I termini "induttore" e "resistore" sono abbastanza desueti, anche se sono quelli realmente corretti da utilizzare. Vi risparmio il termine "capacitore". Confondere i dispositivi con le grandezze elettriche non aiuta a capire a fondo la natura fisica che si nasconde dietro il funzionamento di un componente elettrico. La lingua italiana distingue questi due aspetti, non a caso.

La regola generale è abbastanza ovvia: un componente è migliore di un altro quanto più la sua natura trans è inferiore. Se in un punto del circuito voglio una capacità, non voglio avere a che fare anche con un'induttanza indesiderata. Ebbene, in un circuito sono quasi di più i componenti che servono da "antidoto" piuttosto che quelli effettivamente funzionali al progetto. I componenti "antidoto" servono a debellare o almeno a mitigare i nefasti effetti dei cosiddetti "componenti fanstasma", che non si vedono, ma che sono lì pronti a farci i loro scherzetti e a trasformare il nostro amato amplificatore in un grammofono medievale.

Quindi, la prima ricetta per cucinarsi a dovere un condensatore è cercare di capirne la sua natura transgender. Invece di guardare alla bassa tolleranza (10%, 5%, 2%, etc.) della quale in un amplificatore non sappiamo che farcene (entro certi limiti, ovvio), è meglio ispezionare i valori che realmente possono influire sulla buona riuscita del circuito. E questi valori non sono stampigliati sul componente e di solito nemmeno citati da chi i condensatori ve li vende a peso d'oro. Ve li dovete cercare da soli.

Già da una prima occhiata un condensatore può mostrare i suoi limiti: un film plastico è sempre accompagnato da un'induttore fantasma al suo interno, e se lo scegliete troppo voluminoso (perchè di solito più grosso è, meglio è, come recita la regola n. 1 dell'idiofilo medio), l'induttore infonderà effetti paranormali al vostro ampli, tali da farvi esclamare: senti com'è eufonico!

L'induttanza parassita (che aumenta esponenzialmente con le dimensioni dell'avvolgimento delle armature), in serie alla capacità del condensatore si comporterà come un circuito risonante, e se siete sfortunati (o fortunati, a seconda del grado di coscienza su quello che state facendo) tale risonanza potrà ricadere in banda audio (o vicino ad essa, con effetti più subdoli). Sono particolarmente vulnerabili i circuiti valvolari, a causa delle alte impedenze in gioco, ma anche quelli a stato solido non sono certo immuni a queste cappellate.

Quindi la prima regola dello chef riguarda i film plastico (in particolare i polipropilene): bisogna scegliere quelli con la tensione di lavoro più bassa, che per un polipropilene sarà quasi sempre superiore alla bisogna (almeno nello stato solido). Più alta è la tensione di lavoro del film plastico, più grande è il suo volume, e più peggio(**) saranno le sue caratteristiche. Pensateci, prima di sostituire tutti i condensatori del vostro ampli con quelli da 2000 Volt di lavoro.



(*) Per chi non avesse colto, gli elettrolitici sono in coppa di alluminio

(**) Mi è stato fatto notare da un lettore, su un altro forum che non è VHF, che "più peggio" è un errore grammaticale. Non vi sorprenderà il fatto che tale lettore non fa parte del MENSA (http://www.mensa.it/index.php?option=com_content&task=view&id=14&Itemid=28)
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Re: I condensatori suonano?

Messaggio Da Giulio il 22/8/2011, 19:47

Complimenti: un'esposizione di una chiarezza disarmante. :D
Mi preme sottolineare un aspetto di ciò che hai già scritto: molti bistrattano i condensatori elettrolitici e tanti altri credono di avere amplificatori senza condensatori (per lo meno elettrolitici) sul percorso del segnale.
Ma si sbagliano!
In realtà, salvo particolari circuitazioni (come l'utilizzo di alimentatori di tipo shunt che fanno in modo che il segnale non si richiuda attraverso l'alimentatore), tutto l'alimentatore è in serie al segnale (perché tutta la corrente che scorre nel carico scorre pari pari nell'alimentatore); elettrolitici inclusi.

:D
Ciao.
Giulio.
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Re: I condensatori suonano?

Messaggio Da agenzia.tormenti il 24/8/2011, 14:27

Salve a tutti.

La tua disamina Alex mi ricorda un articolo del progettista dei moduli ice power in cui si accennava alle problematiche dei grossi condensatori plastici.

Dal mio punto di vista la verità sta nel mezzo (forse).

Su un pre a transistor ho provato a cambiare diverse tipologie di condensatori per vedere l'effetto sonico che facevano le varie tipologie. Questo non per mero masochismo ma per capire quanto potesse influire tale componente in un circuito.
Quello che posso dire è che il suono variava al variare della tipologia e per la stessa tipologia a volte il condensatore a maggior tensione suonava meglio di uno a minor tensione di lavoro (stiam parlando sempre di 250v minimo e non i mini condensatori con tensioni di 100v :) ).

Sarebbe interessante vedere come può variare il suono in un circuito ben conosciuto (tipo il vhf2 di prossima presentazione) l'utilizzo di tipologie differenti.

Inoltre, mi vergogno anche a dirlo, ho apprezzato differenze soniche anche tra resistenze di pari valore ma di costruzione diversa.
Imbarazzante la differenza sonica di una vhishay VPR (eccezionale) rispetto ad una a strato metallico o al carbone inserite in circuito di feedback del pre a transistor.

Poi, va be, ho rinunciato a proseguire col pre a transistor perchè nonostante la componentistica suonava in fin dei conti na chiavica, ma questo è un altro discorso.....
Saluti

Francesco

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Re: I condensatori suonano?

Messaggio Da bandAlex il 27/8/2011, 23:16

Grazie Francesco per averci raccontato la tua esperienza. Anche io mi sono trovato spesso a fare test di ascolto sui componenti, e devo dire che effettivamente la maggior parte delle volte le differenze c'erano. Magari non ero molto sicuro di quale fosse il migliore: e spesso cambiavo idea al riguardo e il giorno successivo rimettevo il componente che il giorno prima credevo suonasse "peggio". Finchè un bel giorno mi sono insospettito quando, convinto di ascoltare una determinata scheda, mi sono reso conto che stavo ascoltando la sua gemella, con componenti visibilmente uguali ma di valore diverso.

Da quel momento è mia abitudine, quando faccio test comparativi, usare due schede uguali, indistinguibili, e capire "a orecchio" se sento differenze tra l'una e l'altra, senza conoscere ovviamente quale delle due è modificata. La dimensione minima delle resistenze e della maggior parte dei condensatori mi permette di non capire al volo quale scheda metto sotto, per cui è una specie di test "alla cieca". Io sono consapevole di aver fatto qualcosa, ma non so se in quel momento effettivamente quel qualcosa lo sto ascoltando oppure no. Ti assicuro che questa modalità ha tirato via tutta una serie di "sfumature" che altro non erano che il risultato della mia suggestione.

La cosa che mi ha fatto ragionare, all'inizio, è stata la constatazione che le differenze le "sentivo" immancabilmente dopo essere intervenuto sul circuito, e mai prima. Cioè, non succedeva mai che mi accorgessi di qualche differenza, per poi confermarla successivamente. In ambito scientifico, le due possibilità sono considerate in maniera del tutto diversa, essendo la prima di tipo induttivo, e la seconda di tipo deduttivo.

Nel metodo induttivo siamo noi a cercare di spiegare un evento dopo che questo si è verificato, ma spesso la nostra spiegazione non vale nulla, perchè essendo a posteriori, può essere afflitta da pregiudizi o da influenze di altra natura che ci portano a conclusioni errate. Nel metodo deduttivo invece siamo noi a prevedere l'evento prima che questo accada, e ciò rappresenta un modo molto più convincente di dimostrare qualcosa.

Raramente si ha a che fare con il metodo deduttivo, nelle valutazioni audiofile. Invece si ha sempre a che fare con quello induttivo, che non vale nulla.

Per fare un esempio, tempo fa mi è successo quello che in genere non succede mai, ovvero di accorgermi che qualcosa non andava mentre ascoltavo il VHF-1. Non una grande differenza, ma certo più di una sfumatura in quanto si trattava di una sensazione di "appiattimento" della dinamica e dell'immagine sonora. Quando ho controllato la scheda, ho potuto constatare infatti che erano errati i valori di due resistenze nel circuito di ingresso, che per la posizione in cui si trovavano potevano senz'altro provocare il danno da me percepito. Cambiate le resistenze, svanito l'effetto. La prova che non era una suggestione è data dal fatto che io non sapevo che quelle resistenze erano sbagliate, e che l'ascolto mi ha fatto trovare l'errore. Quindi: metodo deduttivo.

Se parlo di cavi, vi vengono in mente esempi di test che siano di tipo deduttivo? No, perchè sono tutti di tipo induttivo: cambio il cavo, ascolto e... minkia che differenza! Nessuno che dica mai: mi hanno cambiato il cavo di nascosto, e io me ne sono accorto subito! A parte il fatto che se ti cambiano il cavo di nascosto vuol dire che non frequenti solo un gazebo, e che devi fare attenzione alle tue amicizie. Il che forse è ancora più grave. Ma non divaghiamo.

Resistenze, condensatori, cavi, e... valvole, ovviamente è lo stesso. O le differenze sono macroscopiche (come nel caso del VHF-2 con le valvole) oppure se cominciate a parlare di sfumature, di "piani sonori", di "nero infrastrumentale", allora mettetevi in allarme e chiamate il vostro migliore amico: fatevi sostituire il cavo da lui, e voi cercate di indovinare. Poi però non ditegli quanto lo avete pagato: rischiate di perdere l'amicizia.

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Re: I condensatori suonano?

Messaggio Da bandAlex il 27/8/2011, 23:37


Il mio post qui sopra non è da intendersi come una presa in giro agli audiofili (onesti) o peggio ancora a Francesco, me ne guarderei bene. So con quale tipo di persona ho a che fare e la passione che muove un certo tipo di esperienze. Alle quali sono soggetto anche io come tutti gli altri. Il problema è che con la leggerezza e la suggestione ci sono quelli che ci guadagnano in maniera vergognosa, e qui mi riferisco soprattutto alla moltitudine di cavi e cavetti in oro o argento come altre sciocchezze accessorie. Le cifre richieste per questi cavetti sono al di fuori di ogni logica, rappresentano un furto a tutti gli effetti. E poi bisogna considerare tutta la "mitologia" che si è creata dietro, la pseudo-elettronica e persino la pseudo-fisica. Sono queste cose che fanno sì che oggi per avere un cavetto di segnale decente si passa dai 2-3 euro dell'indecenza direttamente ai 20-30 euro, e che il diametro minimo non scende al di sotto dei 5 mm, come se fosse la grandezza del cavo a determinare la sua qualità. Stessa cosa per i cavi delle cuffie: ora i costruttori si sono accorti degli audiofili e i loro cavi sono peggiorati. Basta guardare la D5000, una cuffia per altri versi eccezionale, con un cavo che ti fa venir voglia di buttarla dalla finestra. E sai qual'è la soluzione che qualcuno mi ha proposto? Falla ricablare! Magari con un cavo in argento che costa più della cuffia! Piuttosto ci metto il filo del telefono.
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Re: I condensatori suonano?

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