Tensioni di lavoro

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Tensioni di lavoro

Messaggio Da eisenstein il 25/9/2012, 15:47

Caro Alessandro,

ti va di ricordare le diverse tensioni di lavoro adottate (grezza e anodica; in prima pag. del thread sulle specifiche hai scritto che la stabilizzata è di 130 V) e il motivo che ti ha indotto a scegliere quei valori e non altri?
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Re: Tensioni di lavoro

Messaggio Da bandAlex il 25/9/2012, 17:43

Il Lightning è un amplificatore per cuffia di tipo "ibrido", cioè utilizza sia transistor che tubi a vuoto. In questo tipo di amplificatori in genere si cerca di sfruttare le caratteristiche ottimali di ciascun dispositivo, e quindi alle valvole è demandato il compito di amplificare il segnale audio in tensione, mentre ai transistor quello di amplificare lo stesso segnale ma in corrente.

Nello specifico, il Lightning si compone di 3 schede:

- scheda del preamplificatore a valvole
- scheda dello stadio finale a transistor
- scheda di alimentazione e commutazione ingressi

Le prime due schede già le conosciamo in quanto le ho già completate e in particolare la scheda del preamplificatore valvolare è ormai nella sua versione definitiva. La scheda di alimentazione è quasi pronta e a breve sarà pubblicata.

Il motivo per cui in un amplificatore in genere servono entrambe le tipologie di amplificazione (in tensione e in corrente) è presto detto: per adattarsi alle caratteristiche di qualunque carico venga collegato.

Le cuffie dinamiche basano il loro funzionamento sul fatto che le variazioni della corrente che scorre nella bobina del trasduttore si trasformano in movimento meccanico, ovvero in vibrazioni, che vengono trasmesse all'aria per mezzo di una membrana. Quello che conta ai fini della trasduzione dell'energia elettrica in energia sonora è la corrente, e non la tensione. Il flusso magnetico generato dalla bobina infatti dipende esclusivamente dalla corrente che circola nella stessa, a prescindere dalla tensione applicata.

La differenza tra tensione e corrente dovrebbe essere abbastanza chiara, ma fare un esempio forse può tornare utile, visto che parleremo delle tensioni di alimentazione di un amplificatore. La tensione è equivalente al concetto di energia potenziale. Potete immaginare una pallina di acciaio da 1 Kg sospesa a 10 metri di altezza con un sottile filo di nylon. Ci si accorge dell'energia potenziale soltanto quando il filo viene tagliato e la pallina comincia a muoversi verso il basso. Alla fine del suo tragitto, la pallina incontrerà il pavimento, o qualunque cosa ci sia in mezzo a opporre resistenza, e l'urto provocherà diversi effetti - potenzialmente devastanti. Ciò che provoca gli effetti fisici è il movimento della pallina, oltre ovviamente alla sua massa. Maggiore è la massa, maggiore è l'energia potenziale, maggiore sarà il danno provocato dall'urto. Ovviamente si tratta di una semplificazione (non teniamo conto ne' dell'accelerazione ne' della quantità di moto) ma serve per capire un concetto fondamentale.

Immaginiamo una batteria da 9 Volt, una di quelle rettangolari che si usavano nella radioline. Quella batteria è un po' come la pallina sospesa. Se si prende un filo di rame, e si collega il polo positivo con quello negativo, è come tagliare il filo di nylon. L'effetto sarà quello di far circolare una forte corrente (cioè il moto della pallina) in grado di generare gli effetti più disparati: termici (il filo si scalda), luminosi (una violenta scintilla), sonori, etc. Nel caso di un trasduttore magnetodinamico si ha lo spostamento della bobina, che provocherà uno spostamento dell'aria per mezzo della membrana. Come si vede, è sempre la corrente che produce un lavoro, mai la tensione. La tensione rappresenta soltanto la possibilità di generare un lavoro, per questo si parla di energia potenziale.

E questo dovrebbe far intuire il motivo per cui la potenza elettrica è determinata dal prodotto delle due grandezze di cui stiamo parlando:

P = V * I

La potenza è uguale al prodotto della tensione per la corrente. Questo significa che una tensione di 1 Volt moltiplicato la corrente di 1 Ampere comporta la dissipazione di 1 Watt di energia elettrica. 100 Volt moltiplicato 0.01 Ampere, sempre a 1 Watt corrispondono. 1000 Volt moltiplicati 0.001 A (cioè 1 milliAmpere, 1 millesimo di Ampere), sempre a 1 Watt corrispondono.

Quello che conta è la potenza dissipata, e non con quanta tensione o corrente essa viene ottenuta (anche se nella realtà ci sono grandi differenze tra una modalità e l'altra nella pratica costruttiva).

Se ora guardiamo alla legge di Ohm, troviamo un'altra informazione fondamentale, e cioè che la corrente che circola in un dispositivo dipende dalla sua resistenza, in base alla seguente formuletta:

I = V / R

La corrente è uguale alla tensione diviso la resistenza. Qui scopriamo un altro elemento fondamentale, e cioè che la corrente, così importante per i trasduttori magnetodinamici, dipende in sostanza dalla resistenza (o potremmo dire impedenza) del trasduttore stesso. Più il trasduttore (la cuffia) ha una bassa impedenza, e maggiore sarà la corrente che scorrerà attraverso la bobina a parità di tensione applicata. Facciamo un altro esempio.

Se applico 1 Volt a una Denon D5000, che ha una resistenza di 25 ohm, otteniamo una corrente di

I = 1 V / 25 ohm = 0.04 A, e la potenza dissipata dalla cuffia sarà di

P = 1 V * 0.04 = 0.04 W, cioè 40 mW (milliWatt, millesimi di Watt)

Se invece applichiamo la stessa tensione di 1 Volt a una Sennheiser HD650, che ha una resistenza di 300 ohm, otteniamo questi valori

I = 1 V / 300 ohm = 0.0033 A

P = 1 V * 0.0033 = 0.0033 W, cioè 3.3 mW

Se le due cuffie avessero più o meno la stessa efficienza, cioè la stessa capacità di trasformare la potenza elettrica dissipata in volume sonoro - ed è più o meno così - otterremmo che lo stesso potenziale di 1 Volt fa quasi strillare una D5000 e invece solo sussurrare una HD650.

Questa frase al momento la possiamo considerare una conclusione, perchè ci fa capire il motivo per cui servono entrambe le tipologie di amplificazione - in tensione e in corrente - in un amplificatore che sia in grado di pilotare cuffie di qualunque impedenza.

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Re: Tensioni di lavoro

Messaggio Da bandAlex il 26/9/2012, 11:50

E' quindi chiaro che per ottenere un livello sonoro adeguato da una HD650 sarà necessaria una tensione più alta rispetto a quella necessaria a una D5000, visto che è la corrente che conta, e che I = V / R. Maggiore è l'impedenza della cuffia, maggiore dovrà essere la tensione del segnale audio che la pilota.

Questo dovrebbe anche farci capire che la potenza dissipata da una cuffia è in gran parte determinata dalla cuffia stessa, a prescindere dalla potenza dell'amplificatore collegato e dalla volontà dell'audiofilo di "darle" potenza.

Ma questo ci porta ad un altro aspetto della questione, che è il punto cruciale di tutto il discorso. Io sono partito un po' da lontano, ma vedrete che prima o poi ci arrivo alla domanda posta da eisenstein. dry

Il livello del segnale audio all'uscita di una moderna sorgente digitale, come ad esempio un DAC o un lettore CD, è di 2 Volt RMS. Dal momento che per far suonare una cuffia a bassa impedenza come la D5000 (o la Shure SRH940) sono sufficienti poche frazioni di Volt, si potrebbe pensare di collegare direttamente la sorgente alla power board (lo stadio finale del Lightning), con l'interposizione del solo potenziometro del volume. In effetti lo stadio finale ha guadagno unitario, cioè non amplifica in tensione, per cui alla sua uscita ci ritroviamo lo stesso segnale che abbiamo all'ingresso.

Ed è proprio questo che ho fatto nei giorni scorsi: ho ascoltato musica collegando il potenziometro direttamente all'ingresso della power board. E' un esperimento che consiglio di fare a tutti quelli che hanno assemblato la scheda, in quanto permette di capire il livello qualitativo dello stadio finale non essendoci altro sul percorso del segnale. Sono rimasto particolarmente colpito dalla qualità sonora e dalla trasparenza di questo stadio.

Se si ha la certezza di usare solo cuffie a bassa impedenza, con efficienza pari o superiore a quella di una D5000 o di una Shure SRH1840, allora si potrebbe anche pensare di assemblare un Lightning con la sola scheda dello stadio finale. L'unico vincolo sarebbe quello di usare sorgenti con un livello di segnale di almeno 2 Volt RMS come DAC, lettori CD, etc.

Ma se è sufficiente il segnale di un DAC, allora perchè non pensare di collegare la cuffia direttamente alle sue uscite RCA? In fondo, dovrebbe essere ancora meglio, visto che elimineremmo un altro stadio dal percorso del segnale.

Se si fa questa prova, si vedrà che sì, effettivamente la cuffia si sente, ma che... o si sente piano oppure il suono non è un granchè, soprattutto in gamma bassa.

Ci sono diversi motivi per cui - normalmente - una sorgente come un DAC o un lettore CD
non possono pilotare direttamente una cuffia, ma semplificando si può dire questo: l'uscita di un normale lettore CD, o di un DAC, non ha la possibilità di erogare la corrente necessaria ad una cuffia. Quindi, come al solito, il problema non è la tensione, ma la corrente.

Per questo motivo si dice che, in genere, uno stadio finale amplifica in corrente. Ed è proprio quello che fa lo stadio finale del Lightning: lascia inalterato il livello di tensione al suo ingresso, ma garantisce che quel livello di tensione sia in grado di far circolare tutta la corrente che serve alla cuffia.

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Re: Tensioni di lavoro

Messaggio Da vale25 il 26/9/2012, 15:16

Alex mi dispiace interrompere il tuo discorso, volevo solo dire che quindi una cuffia come la T1, ad alta impedenza ma altissima efficienza è un carico molto facile da pilotare in quanto richiede (relativamente) poca tensione e pochissima corrente, e quindi in sostanza poca potenza, è corretto?

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Re: Tensioni di lavoro

Messaggio Da bandAlex il 26/9/2012, 15:47

La T1 pur essendo da 600 ohm ha un gruppo magnetico molto efficiente, e quindi riesce a contenere le sue richieste relativamente allo swing in tensione che sarebbe necessario a pilotarla, e di conseguenza anche la potenza necessaria è più bassa del solito. Infatti il costruttore dichiara una potenza massima ammissibile per questa cuffia di soli 300 mW, ovvero 0.3 Watt.
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Re: Tensioni di lavoro

Messaggio Da bandAlex il 27/9/2012, 13:50

Ed ora entriamo un po' nel merito delle questioni sollevate da eisenstein.

E partiamo proprio dallo stadio finale (che ho chiamato "power board"), per vedere le ragioni di alcune scelte relative alla tensione di alimentazione. Poi parleremo dello stadio di ingresso valvolare (eh sì, caro eisenstein, ti tocca aspettare ancora un po').

Innanzitutto si deve notare il fatto che la power board è alimentata da una tensione duale, ovvero una tensione positiva rispetto a massa e una negativa, entrambe di circa 40 Volt. Queste tensioni poi vengono ridotte sulla scheda - ovvero stabilizzate - a 20 Volt. Si alimenta la scheda con il doppio della tensione perchè questo è necessario a far funzionare correttamente gli stabilizzatori shunt. Il motivo della tensione duale invece è dovuto al fatto che solo così è possibile eliminare il condensatore di accoppiamento all'uscita. Il motivo per cui è stata scelta una tensione di 20 Volt per ramo è invece dettato dall'esigenza di poter pilotare anche cuffie ad alta impedenza non molto efficienti, e nello stesso tempo non far dissipare troppa potenza ai transistor finali che poi devono smaltirla sotto forma di calore. Ricordo che stiamo parlando di un finale in classe A. Maggiore è la tensione di alimentazione, e maggiore è la potenza dissipata a parità di corrente di riposo (ricordate? P = V * I).

Prendendo come caso limite quello della AKG K1000, una cuffia considerata da molti estremamente difficile da pilotare per via della scarsa efficienza, si possono fare due conti e vedere quale swing di tensione è necessario per sfruttarla al massimo delle sue potenzialità. Il costruttore dichiara per questa cuffia una potenza massima sopportabile di 1 Watt, e un'impedenza di 120 ohm. Da questi dati possiamo ricavare la tensione massima applicabile alla cuffia prima che si corra il rischio di bruciarla:

I = SQR ( P / R ) = SQR ( 1 / 120 ) = SQR ( 0.0083 ) = 0.091 A

V = R * I = 120 * 0.091 = 10.92 V

Questi 10.92 Volt sono un valore RMS. Per avere il dato sul picco massimo di tensione dobbiamo moltiplicare tale valore per la radice di 2:

Vp = 10.92 * 1.4142 = 15.44 Volt

Quindi abbiamo scoperto che per spremere la K1000 fino al punto di rottura sono necessari circa 15 Volt di picco. Una tensione di alimentazione di 20 Volt per ramo è al di sopra di questo valore, ma si mantiene comunque entro un limite ragionevole per non far dissipare troppa potenza ai finali, che nella maggior parte del tempo dovranno smaltirla in calore. Ecco il motivo per cui è stato scelto questo valore di tensione.

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Re: Tensioni di lavoro

Messaggio Da bandAlex il 28/9/2012, 13:21

La scheda preamplificatrice del Lightning (che ho chiamato "preamp board") rientra nella categoria dei cosiddetti "ibridi", in quanto per il suo funzionamento utilizza sia tubi a vuoto che componenti a stato solido. Se tutto il Lightning è un "ibrido", questa scheda può essere considerata un punto di incontro esemplare tra la tecnologia del passato e quella moderna basata sul silicio. Le valvole utilizzate sono quelle della famiglia ECC88, che è un doppio triodo in origine destinato nei circuiti a radiofrequenza, tipicamente come oscillatore e miscelatore nei ricevitori supereterodina. Questo tubo è anche uno dei pochissimi, se non l'unico, a trarre vantaggio da una configurazione cascode, configurazione che però nel preamplificatore del Lightning non è utilizzata.

La funzione principale della preamp board nel Lightning è quella di amplificare in tensione il segnale audio, in modo da ottenere il gain necessario a pilotare le cuffie ad alta impedenza. Ricordiamo infatti che la power board non amplifica affatto in tensione, e quindi tutto il gain è ottenuto con le valvole, che sono l'unico componente attivo del Lightning ad avere questa funzione. Il fatto che nel Lightning le valvole amplifichino in tensione e i transistor in corrente ovviamente non è casuale: diciamo che a ciascun componente viene associata la funzione ad esso più consona. Ma nella selva oscura dei cantinari allo sbaraglio si incontra pure chi ha osato fare il contrario, in puro stile masochista. Il progettista del Lightning, che preferisce le pratiche piacevoli rispetto a quelle dolorose, è un tipo senz'altro più ortodosso.

Che noia, vero? Neanche un trasformatore...

Giorni fa al telefono il caro eisenstein mi ha detto che le valvole puzzano. Nel corso della amabile conversazione telefonica, gli ho fatto presente che è ben difficile che un pezzo di vetro possa in qualche modo emettere un odore. Piuttosto, è la polvere accumulata sulla valvola, che viene "cotta" dal calore, ad emettere quel classico odore di bruciaticcio e di sporco. Quindi è lo sporco che normalmente ci circonda ad emettere il cattivo odore, non le valvole. Ecco, questo è il tenore dei nostri discorsi al telefono. In realtà ci diciamo ben di peggio. Comunque, nel kit del Lightning verrà fornito un pennello con il quale si potrà togliere la polvere dalle valvole prima di accendere.

La preamp board viene alimentata con due tensioni, una di 12 Volt e una di 160 Volt. I 12 Volt servono ad alimentare i filamenti delle valvole, che sono connessi in serie, e l'elettronica adibita al cambio di gain, asservito da relè. I 160 Volt servono invece ad alimentare i triodi. Qualunque progettista serio avrebbe utilizzato tutti i 160 Volt da dare in pasto alle valvole, e invece qui vengono ridotti a soli 120 Volt, che poi sono quelli effettivamente utilizzati per alimentare il preamplificatore.

La riduzione viene ottenuta per mezzo di stabilizzatori shunt, e il risultato è quello di ottenere una tensione che può attestarsi tra i 120 e i 130 Volt, in base alla tolleranza degli zener utilizzati nella scheda. Per questo qualche volta ho scritto 120, e altre volte 130. In effetti il valore medio più probabile - quello effettivamente da me misurato sui miei esemplari - si aggira intorno ai 125 Volt. Quindi facciamo 125 e non se ne parli più.

Quella di cui stiamo parlando è la tensione che alimenta le valvole, che è cosa diversa dalla tensione anodica. Con tensione anodica si intende la tensione misurata tra l'anodo e il catodo della valvola, che dipende dal punto di lavoro prescelto, il quale comprende a sua volta la corrente anodica e la tensione di polarizzazione della griglia.

Nel nostro caso, la corrente anodica e la tensione di griglia sono rigidamente fissati dal silicio: la corrente che scorre nella valvola è determinata dal CCS (il generatore di corrente costante, realizzato con un transistor e uno zener) mentre la polarizzazione di griglia è imposta dal diodo LED sotto al catodo. Entrambi questi parametri sono soggetti a tolleranze piuttosto ristrette, quelle caratteristiche del silicio, e alla tolleranza delle resistenze impiegate nel circuito. L'unico parametro del punto di lavoro che rimane di competenza della valvola è proprio la tensione anodica. E' ovvio che fissando la corrente anodica e la tensione di griglia, la tensione anodica si porterà sul valore determinato dalle caratteristiche della valvola adottata. Tale valore però è soggetto alle tolleranze - ampie - della valvola stessa.

Il punto di lavoro quindi non è definito solo dalla tensione anodica, ma anche dalla corrente, ed entrambi devono essere indicati per sapere come sta lavorando la valvola. Alla tensione di 100 Vak infatti corrispondono infiniti valori possibili di corrente anodica e solo una coppia di coordinate può identificare un punto preciso sul grafico:

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Spesso si sente dire "quella valvola suona meglio a 200 Volt", ma tale affermazione è priva di senso, perchè ad una singola tensione corrispondono infiniti punti di lavoro.

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Re: Tensioni di lavoro

Messaggio Da bandAlex il 1/10/2012, 13:46

Oltretutto, chi scrive che suona meglio a 200 Volt, non specifica mai se si tratta della tensione anodica o quella di alimentazione. Che è un dettaglio fondamentale, perchè il Lightning ad esempio potrebbe essere alimentato con 500 Volt invece dei 125 attuali, e l'unico risultato sarebbe quello di far lavorare peggio i componenti senza spostare neanche di un pelo il punto di lavoro delle valvole.

Insomma, nel mio depliant posso pure dichiarare che uso 1000 Volt di alimentazione, ma poi bisogna vedere che ci faccio con quei 1000 Volt. Se servono solo ad alzare il costo della componentistica o a scaldare le resistenze, meglio tenersi il CMoy. Senza contare che superata una certa soglia le alte tensioni diventano realmente pericolose, e dovrebbero essere utilizzate solo se ci sono validi motivi, motivi che in un amplificatore per cuffie dinamiche sono difficili da trovare.

Nei post precedenti abbiamo visto che per portare una K1000 al limite delle sue possibilità (cioè al limite di rottura) si deve disporre di uno swing di 15 Vp, e poichè vogliamo avere la certezza assoluta di poter bruciare una K1000, arrotondiamo questo valore a 20 Vp. Possiamo considerare questo swing senz'altro superiore a quello che sarà mai necessario a pilotare qualunque cuffia dinamica in commercio (a parte forse qualche ortodinamica). Questo dato è del tutto empirico, ci serve come punto di partenza per capire quale deve essere la minima tensione di alimentazione dello stadio valvolare, ma non può garantirci che nel futuro non verrà mai prodotta una cuffia a bassa efficienza a cui serve uno swing superiore. Del resto un limite bisogna pur trovarlo e la K1000, con la sua impedenza di valore medio, va abbastanza bene per questo.

Oltre al dato di swing massimo bisogna tener conto anche della tensione necessaria a far funzionare la valvola. Tipicamente, un triodo ha bisogno tra l'anodo e il catodo di una tensione che va da 40 a circa 200 Volt, a seconda del tipo utilizzato. La E88CC è una valvola con all'interno due triodi uguali che nasce per essere utilizzata con una Va di 90 Volt. Con questa tensione anodica la E88CC garantisce un'ottima linearità, ma funziona già bene anche con una tensione di soli 60 V. In effetti, sono parecchi i progetti in cui tale valvola lavora con tensioni persino più basse, in casi estremi anche solo 30 V.

E' opinione diffusa che la E88CC suoni meglio a tensioni più elevate. Ma non è affatto così. Questa valvola nasce per funzionare bene con tensioni più basse rispetto alle altre valvole, in particolare esprime il suo massimo con una tensione anodica di 90 V, che è ben inferiore a quella massima consentita di 220 V. Eppure si vedono progetti che impiegano il triodo della famiglia ECC88 con tensioni anodiche assurde, quasi al limite per un triodo di quel tipo.

Una tensione troppo vicina al massimo consentito non solo rischia di danneggiare la valvola, ma la fa funzionare - e suonare - male. Quindi non si ha alcun motivo per spingersi troppo in là con la tensione di lavoro, anzi tutto il contrario. Soprattutto con la E88CC.

Stabilito che la tensione anodica sarà di 90 Volt, si può determinare quale dovrà essere la tensione di alimentazione necessaria per lo stadio valvolare. E' sufficiente sommare la Va della valvola con lo swing massimo in tensione che dovrà sostenere il segnale audio:

Vb = Va + Vp = 90 + 20 = 110 Volt

Una tensione di alimentazione di 125 Volt nel nostro caso è quindi ampiamente sufficiente.

Questi numeri non devono dare l'impressione però che sia tutto così predeterminato e preciso. La tolleranza delle valvole è molto alta, per cui misurando la tensione sull'anodo è facile riscontrare un valore - generalmente - più basso, o più alto, rispetto a quello previsto. Ciò è del tutto normale, e rientra nelle caratteristiche di questo preamplificatore in quanto la corrente anodica e la tensione di griglia sono rigidamente fissati da progetto e solo la tensione anodica è libera di variare in base alle caratteristiche della valvola.

Inoltre, le caratteristiche del triodo cambiano nel corso del tempo, in quanto il catodo non ha la stessa forza emissiva per tutto l'arco di vita del tubo, ma l'emissione diminuisce e di conseguenza la tensione anodica sale. Una valvola vecchia, o quasi esaurita, avrà una Va più alta di quella prestabilita, mentre una valvola nuova quasi certamente più bassa.

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Re: Tensioni di lavoro

Messaggio Da eisenstein il 1/10/2012, 16:36

[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:Questi numeri non devono dare l'impressione però che sia tutto così predeterminato e preciso. La tolleranza delle valvole è molto alta, per cui misurando la tensione sull'anodo è facile riscontrare un valore - generalmente - più basso, o più alto, rispetto a quello previsto. Ciò è del tutto normale, e rientra nelle caratteristiche di questo preamplificatore in quanto la corrente anodica e la tensione di griglia sono rigidamente fissati da progetto e solo la tensione anodica è libera di variare in base alle caratteristiche della valvola.

Inoltre, le caratteristiche del triodo cambiano nel corso del tempo, in quanto il catodo non ha la stessa forza emissiva per tutto l'arco di vita del tubo, ma l'emissione diminuisce e di conseguenza la tensione anodica sale. Una valvola vecchia, o quasi esaurita, avrà una Va più alta di quella prestabilita, mentre una valvola nuova quasi certamente più bassa.

(segue)

...se ne dedurrebbe che in progetti dall' architettura più convenzionale, che usano la classica resistenza in luogo di CCS e Led su anodo e catodo, la corrente anodica fluttuerà parecchio, proprio perché la tensione anodica dovrebbe essere mantenuta più costante (e soprattutto: la corrente anodica non è inchiodata a un valore predeterminato) e le valvole cambiano i parametri elettrici con maggiore rapidità rispetto ai dispositivi attivi al silicio.

Quello che alla fine della fiera dovrebbe contare è la corrente anodica e pertanto dovrebbe essere la tensione scelta in funzione di quella e non viceversa (e quindi ecco il perché di Led e CCS). Ho capito giusto?

Mi viene in mente l' analogia col pilotaggio in corrente propugnato da F. Calabrese (l' analogia è parzialissima e non vuole essere fuorviante: lui parla del pilotaggio in corrente dei diffusori, qui stiamo parlando del funzionamento interno di un ampli che piloterà in tensione la cuffia, e non potrebbe fare diversamente, pena l' esigenza di equalizzare la risposta in frequenza del carico).
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Re: Tensioni di lavoro

Messaggio Da bandAlex il 1/10/2012, 22:35

In effetti se non ci fosse il CCS a mantenere la corrente anodica fissa al valore imposto da progetto, e al suo posto ci fosse una semplice resistenza (come nella maggioranza degli altri progetti) allora la corrente varierebbe molto a seconda della valvola inserita. E con essa anche il punto di lavoro, visto che nella maggioranza dei casi la polarizzazione è ottenuta per mezzo della tensione che si localizza sulla resistenza di catodo (Rk), tensione il cui valore è legato alla corrente anodica.

E la tua intuizione, caro eisenstein, è giusta: se varia la tensione anodica di qualche volt, non succede nulla, mentre se varia la corrente di qualche milliampere, cambia tutto. Quindi è bene che da progetto sia prefissata la corrente anodica, e lasciar fluttuare la tensione in balia delle variazioni selvagge tra una valvola e l'altra, piuttosto che il contrario.

La tua analogia con il pilotaggio in corrente, benchè audace, è in questa logica abbastanza corretta: poichè è la corrente che muove tutto, meglio tenere sotto controllo quest'ultima piuttosto che la tensione. Poi nella pratica con il pilotaggio dei diffusori ci sono ostacoli quasi insormontabili, mentre nel caso di un μ-follower è tutto più facile... wink
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