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AQVOX USB2D/A, Carat Peridot e VHF-1

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AQVOX USB2D/A, Carat Peridot e VHF-1

Messaggio Da bandAlex il 9/6/2012, 00:50

(Pubblicato originariamente da bandAlex su videohifi, ottobre 2010)

Il titolo del thread è abbastanza chiaro: questa non è una recensione del DAC AQVOX.

E' il resoconto della mia esperienza nell'aver cambiato sorgente dopo molti mesi, durante i quali il Carat Peridot della Styleaudio l'ha fatta da padrone.

Di che sto parlando? Sostanzialmente, di due convertitori digitale/analogico di classe diversa, non solo dal punto di vista del costo, ma anche da quello funzionale e pratico.



Il Carat Peridot (ora non più in produzione, sostituito dall'Emerald), è un dac di tipo portatile, alimentato direttamente dalla sua unica porta di ingresso, la USB, servita dal chip Texas/Burr Brown PCM2707, e quindi limitata a 16 bit / 48 KHz. Come uscite, il Peridot fornisce i classici connettori RCA di linea, e il jack cuffia da 6.3 mm. Un piccolo apparecchio che punta tutto sulla massima praticità e (nei suoi limiti) qualità sonora.

L'AQVOX USB2D/A è un dac "high-end", estremamente completo e curato dal punto di vista costruttivo. Non è portatile, e si alimenta direttamente dalla rete elettrica di casa. Al suo interno troviamo infatti una scheda alimentatrice di tipo switching.

L'USB2D/A è equipaggiato anche con due uscite bilanciate XLR.



Dal punto di vista digitale, sono previsti tutti i tipi di ingresso possibili: USB, SPDIF, TOSLINK (ottico), e persino uno in standard AES3, di tipo bilanciato su connettore XLR.

L'ingresso USB è servito dal chip Texas/Burr Brown PCM2906: il classico chip standard che troviamo un po' dappertutto (evoluzione del PCM2706), da 16 bit/48 KHz massimi. Quindi chi utilizzerà questo ingresso sarà limitato a questi parametri. Per me, non è una grossa limitazione in quanto quasi tutto il mio software musicale è di provenienza CD, 16/44.1 KHz.

Con tutti gli altri ingressi il limite sale a 24 bit / 192 KHz.

Sul pannello frontale dell'AQVOX si hanno i seguenti controlli:

Upsampling: off/192 KHz
Dither: on/off
Digital Filter: pulse/flat
Phase: 0/180°
Oversampling: 32/64/128fs

Di primo acchitto, una tale abbondanza può disorientare, ma c'è da dire che nessuno di questi controlli stravolge il suono dell'apparecchio. Anzi, le differenze sono quasi impercettibili, e di fatto se tali controlli non fossero presenti non credo se ne sentirebbe la mancanza.

Comunque, il controllo che secondo me ha l'impatto maggiore (per modo di dire) sul suono è quello relativo all'upsampling (da non confondersi con l'oversampling che è tutta un'altra cosa). Detto molto terra-terra, l'upsampling trasforma qualunque segnale digitale in ingresso, qualunque sia la sua frequenza di campionamento, alla frequenza di 192 KHz. Il segnale quindi viene ricampionato alla frequenza massima gestibile dal convertitore, e tale ricampionamento dovrebbe avere come principale effetto quello di diminuire l'incidenza del malefico jitter e di far lavorare al meglio il filtro digitale all'interno del convertitore. Se qualcuno arrivato a questo punto si trovasse in difficoltà perchè non sa cos'è il jitter, gli consiglio una sana lettura: http://www.tnt-audio.com/clinica/jitter1.html.

Un altro consiglio è quello di sorvolare sul problema: il jitter secondo me è ampiamente sovrastimato con le elettroniche moderne, soprattutto se si parla del percorso digitale all'interno di uno stesso apparato.

Ma il ricampionamento ha anche altri effetti, alcuni piuttosto subdoli, difficilmente quantificabili ma soprattutto difficilmente misurabili. Per cui le opinioni in giro su tale escamotage sono piuttosto controverse, e si basano quasi tutte su soggettivissime impressioni di ascolto.

Di fatto si può dire con certezza solo una cosa: con il ricampionamento si interpone nel percorso audio (per quanto nel dominio del digitale) un'elaborazione in più, per la quale non si ha la minima sicurezza che sia realmente efficace.

Ma la cosa davvero esilarante la si legge nel sito della stessa AQVOX nella parte relativa all'upsampling: Upsampling enables filtering to take place far beyond the range of human hearing, as well as offering other, audible benefits, right across the audio band, including improved transient response and less ringing. This results in a more open, transparent sound, tighter bass and a generally more "musical" sound. Anyhow - AQVOX means it sounds better without Upsampling - so set on BYPASS.

Cioè, dopo aver elencato una serie di motivi piuttosto convincenti sul potere quasi magico dell'upsampling, conclude con un laconico: "in ogni caso, la AQVOX pensa che suoni meglio senza upsampling, per cui tenetelo su BYPASS".

Il fatto che i signori della AQVOX abbiano messo nel loro prodotto di punta una "feature" della quale non sono affatto convinti, fa riflettere molto.

E devo dire che mi trovo d'accordo con loro. Per quanto la differenza in termini di ascolto tra la modalità con e senza upsampling sia davvero minima, quella piccola differenza è comunque a favore della modalità senza upsampling, almeno se si ascolta del materiale in formato CD.

L'effetto più evidente dell'upsampling è quello di smussare i transienti, rendere il suono meno "dinamico", oserei dire più moscio e più "digitale" nel senso più deleterio del termine. E' solo una sfumatura, ma della quale si fa volentieri a meno. O almeno io, faccio più volentieri a meno. Ma visto che ci troviamo in epoca di MP3 et similia, chissà che qualcuno non preferisca l'upsampling in posizione "ON".

Sarà mica per questo che ce l'hanno messo?



Subito a destra del controllo dell'upsampling si trova quello del DITHER, e prevede le due condizioni ON e OFF.

Anche questo controllo sarà abbastanza criptico per la maggior parte degli utilizzatori, ma a differenza dell'upsampling esso si basa su un concetto fisico-matematico ben definito, legato al processo di quantizzazione. Durante la fase di conversione di un segnale (audio, o altro) da analogico a digitale (o viceversa) si introduce inevitabilmente un errore dovuto al fatto che il numero di bit utilizzati per rappresentare la grandezza del segnale non è infinito (come invece sono le variazioni possibili di un segnale analogico): nel nostro caso 16 o 24 bit. Questo errore produce una sorta di distorsione, detta rumore di quantizzazione. Il concetto su cui si basa il dither è quello di rendere tale distorsione meno evidente all'orecchio umano (perchè eliminarla è fisicamente impossibile), conferendogli una distribuzione di tipo casuale, meno percepibile. Di fatto, si trasforma tale distorsione in una sorta di rumore, il quale si somma al rumore già presente in uscita, camuffandosi.

Tutto molto bello, ma io la differenza tra dither on e off non l'ho sentita, almeno nell'ascolto di tipo "normale". Mi riservo di fare un test con un file wav in cui è registrato un segnale a -60 dB, ascoltandolo con la manopola del volume al massimo. Ammesso anche che sentirò una differenza, servirà a qualcosa?

Comunque, solo per il fatto che tale controllo si basa su un qualcosa di scientifico, lo terrò sempre su ON. Mi domando perchè quelli della AQVOX non abbiano pensato la stessa cosa, risparmiandosi un inutile circuito di commutazione con relativo tasto.

Che dither, la accendiamo?



Mancano diversi tastini da analizzare, ma farò un salto quantico e passerò direttamente alle impressioni di ascolto. Vi siete persi le considerazioni su: il tastino del filtro digitale, quello della fase assoluta, e quello dell'oversampling. Sul quale di questi tre sia il più inutile, lascio alla vostra immaginazione indovinarlo. Vi prego però di fare caso al font utilizzato.

Veniamo al dunque. Come suona?

Appena collegato il VHF-1 all'AQVOX, e questo al notebook tramite la USB, ho mandato in play il solito brano che uso come il metro dell'IKEA: "Little laughter" di Radio Contact (Acoustic Alchemy). Normalmente, cerco di farmi un'idea basilare sull'impostazione sonora, soprattutto cerco di capire se tale impostazione mi piace o meno. Stavolta però, testando una sorgente digitale, mi aspetto che non abbia un'impostazione definita, ma che sia al contrario il più neutrale possibile. Per cui mi concentro principalmente su aspetti come la dinamica, la spazialità e la naturalezza.

Il brano che ho citato è abbastanza rivelatore, in quanto la voce femminile è al limite del sibilante, pur mantenendosi molto piacevole. La chitarra è sostenuta da un basso molto energico e di grosso impatto, di gran velocità e profondità. Oltretutto tale brano è di una goduria assoluta, lo ritengo un vero capolavoro. Lo avrò ascoltato centinaia di volte, e non mi stanco mai di ascoltarlo.

La prima cosa che noto è la grande ricostruzione dello spazio sonoro. Gli strumenti sono ben focalizzati, e la voce è di una naturalezza estrema, quasi disarmante. L'impatto della gamma bassa mi fa capire di non essere di fronte ad una sorgente edulcorata, ovvero che tende a privilegiare la gamma acuta per aumentare artificiosamente il dettaglio. L'insieme è estremamente piacevole e nello stesso tempo naturale. Il Carat Peridot al confronto restituisce un basso più ricco e più dinamico, ma perde nella focalizzazione e nella ricostruzione scenica. La grana più fine dell'AQVOX vince soprattutto sull'estremo acuto, mentre in gamma medio-bassa il Peridot soffre di qualche accenno all'impasto. La pulizia dell'AQVOX nella gamma medio-bassa è davvero notevole, ed è forse questa la gamma dove la differenza tra i due dac è maggiore.

Due punti forti dell'AQVOX sono la capacità di restituire l'ambienza, e la risposta ai transienti. Le cose credo siano legate, è come se la velocità dello stadio di uscita sia tale da far percepire meglio il sottofondo sonoro subito dopo il decadimento di un transiente. Non è facile descrivere questa cosa, ma essa è sicuramente il motivo dell'estrema naturalezza del carattere sonoro dell'AQVOX. La percezione dello spazio intorno agli strumenti, e l'ariosità dell'insieme sono senza dubbio da ascrivere all'utilizzo di stadi I/V e di filtro, dopo il DAC, completamente a discreti.

E questa è la grossa differenza tra il Peridot e l'AQVOX. Benchè il primo restituisca comunque un suono di buon livello, con una gamma bassa forse addirittura migliore dell'AQVOX, quest'ultimo risulta più realistico e convincente, più "vivo".

Foto dell'interno

Qualcuno (mi sembra arturo) mi ha chiesto alcune foto dell'interno. Ne metto qualcuna che ho scattato ieri, anche per scrivere due parole su alcune peculiarità dell'AQVOX USB2D/A MKII.

Questa è una visione generale:



Si nota l'estrema pulizia e ingegnerizzazione. In basso si vede l'alimentatore di tipo switching, una scelta che non mi trova molto d'accordo, in quanto tale tecnologia, per quanto sia evoluta nel corso dei decenni, è comunque una potenziale fonte di disturbo ad alta frequenza. Di solito un alimentatore switching si giustifica in quei casi dove lo spazio non permette l'adozione di un alimentatore convenzionale. Nel caso dell'AQVOX, però, tale giustificazione non sussiste perchè di spazio ce ne è abbastanza e la corrente da erogare non è molto elevata. Quale altra motivazione si può nascondere dietro la scelta di utilizzare un alimentatore switching per un circuito che assorbe al massimo 200 mA, se non una motivazione di tipo economico?

I tecnici AQVOX sono ben consapevoli del nemico in casa, e infatti hanno preso delle contromisure:



Come vedete, le tensioni provenienti dalla scheda alimentatrice raggiungono il circuito stampato principale tramite un cavo piatto e trovano subito un bel filtro costituito da diversi induttori, condensatori, ferriti, etc., visibile vicino al connettore dove ci sono i due grossi condensatori di colore celeste.

Torniamo al tour fotografico del dac. Questa è la sezione dello stampato relativa all'amplificatore per cuffia.



Si vedono le due coppie complementari dei finali (i transistor neri su dissipatore) e 4 stabilizzatori, 2 per canale: un 7809 per il ramo positivo a +9V e un 7909 per il ramo negativo da -9V. Quindi ciascun canale è alimentato da una tensione duale di soli +/- 9 Volt, e questo spiega la scelta del progettista di mantenere basso il gain, per non rischiare di mandare in clipping l'ampli con le cuffie ad alta impedenza. E' una scelta (almeno, apparentemente) che tiene conto solo delle cuffie a bassa impedenza.

Il finale dovrebbe essere in classe A, ma il calore prodotto è davvero minimo. Gli stessi dissipatori, sono più piccoli di quelli del VHF-1, per intenderci. Quindi la corrente di riposo non dovrebbe essere molto elevata, e voi sapete che ciò non è positivo per pilotare cuffie a bassa impedenza, dove conta soprattutto la corrente. Mi riservo di misurare la corrente di riposo, a titolo di curiosità, il prossimo fine settimana.
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